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TombaPietro - VALTORTAVOX

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Voce narrante • GISA



Sulla Tomba di S. Pietro


Roma, 11-VII-1948
Carissima Consorella,
[…]
… sono stato chiamato da un sacerdote della Segreteria di Stato il quale mi ha chiesto, d’urgenza, una copia intera [dei fascicoli dattiloscritti] dell’Opera perché “un’alta personalità” la voleva. E aggiunse che non era certo se sarebbe stata restituita. Nel frattempo si doveva star fermi ed attendere.
[…]
                       
fr. C. M. Berti osm
P.S. Lei sa come io rifugga dal far certe domande. Ma quel sacerdote della Segreteria mi ha pregato di chiederLe che domandi a qualche Angioletto o che so io DOVE È IL CORPO DI SAN PIETRO. Scavi ne hanno fatti tanti, in S. Pietro di Roma, ma per ora non hanno trovato nulla... Naturalmente ciò non fa piacere. Mi aspetto una risposta. Certo che gioverebbe molto anche all’Opera in cui si parla tanto di S. Pietro (ricordo di aver letto anche un’omelia di S. Pietro ad una Messa). Grazie anticipate. Prestino? Io non avrei mai chiesto... Non sono io che chiedo...

14-7-48
                       
Pax tibi
                       
Padre Reverendissimo.
[…]
… O quest’altro che vuole sapere dove è il corpo di S. Pietro? Ma lasciate quelle povere ossa in pace! Le vedremo ricomposte alla fine del mondo! Non basta che il povero Simone di Giona abbia tanto faticato col suo corpo e patito nella vita terrena? Ora che riposa in attesa di risorgere lo volete disturbare per spargerne gli ossicini in qua e là a finir male? Gesù sa dove è il suo Pietro-pietra sulla quale è costruita la Chiesa. Ma non credo che Gesù si faccia servo ad accontentare le curiosità che resterebbero tali perché, avuta la risposta, direbbero: parola di donnette isteriche. E Gesù è stanco che il suo piccolo Giovanni sia colpito da continue ferite...
[…]
                       
Maria Valtorta

Sulla Tomba di S. Pietro
nel 1952 (inizio) le conclusioni hanno confermato quanto io scrissi nel 1948-49…
L’angelo su S. Pietro.
25-7-48 “E sono sicuri che sia stato sepolto sul Vaticano? Tra i pagani, in luogo immondo, e in balìa dei pagani?”.
1-8-48 “Ricordati che c’era l’Ostriano per i martiri”.
7-8-48 “S. Pietro evangelizzava all’Ostriano e là aveva la sua cattedra”.
27-8-1948 “E venuta che fu la notte i cristiani tolsero il corpo di là e lo portarono al primo cimitero cristiano che era l’Ostriano, là dove Pietro aveva evangelizzato, nella prima catacomba scavata in Roma per radunarvi i cristiani, ammaestrarli, impartire loro il Battesimo e gli altri Sacramenti”.
Su San Pietro. 26-8-48
Vedo due uomini procedere da sud-est verso nord-est per una via campestre che congiunge due vie consolari, dalla caratteristica pavimentazione romana a pietre quadrate. Altre vie sono più lontano e fanno ruota come un ventaglio aperto con l’Appia antica (vedere schizzo).


A ventaglio dall’alto:
Ostriano / Nomentana / Via percorsa da S. Pietro / Tiburtina / Prenestina / Casilina / Tuscolana / Appia antica - Metella

Riconosco essere ad est di Roma perché l’ultima delle vie che vedo, in direzione sud, l’Appia, ha il sepolcro di Cecilia Metella. Perciò è la via Appia.
I due uomini vanno, invece, per questa via campestre, simile a scorciatoia, sassosa, con qualche ciuffo d’erba, tracciata dai passi dell’uomo fra campacci deserti e incolti.
La città è lontana qualche centinaio di metri, ma la vietta sempre più se ne allontana più procede a nord per sfociare nell’altra via consolare, la più a nord.
I due sono un giovane (30-35 anni) robusto, alto, sbarbato, di nobile aspetto, vestito di lana bianca. Il caratteristico abito, con mantello, dei romani del tempo. Ha una borsa ben gonfia a tracolla.
L’altro è un vecchio (75-80 anni) curvo per età e come per vita di fatiche, calvo, gote scavate pallidissime, una rada barbetta bianca come i pochi capelli che fanno una coroncina da orecchio a orecchio intorno al capo, occhi velati, infossati, stanchi, di vecchio, e vecchio afflitto. Ha una veste di lana bigiognola, non molto lunga, forse per non incespicare. Un vestito da popolano. Procede lentamente, aiutandosi con un lungo bastone col quale tasta il suolo, specie là dove sono ciuffi d’erbacce, come se ci vedesse poco e volesse evitare ostacoli di sassi smossi, nascosti fra l’erba, pericolosi al suo piede stanco. Tiene con la sinistra una sacca semivuota che gli pende dietro la spalla.
Il mio interno ammonitore mi dice: «Venera l’Apostolo Pietro».
Ha fatto bene a dirmelo. Non avrei mai riconosciuto nel vecchio scarno, cadente, consumato nell’apostolato, il vigoroso Simone di Giona dei tempi di Gesù. È già trasumanato. Si è fatto, nella sua emaciazione, nobile nel tratto, dolce negli sguardi! Si è spiritualizzato.
Mi guarda col suo occhio stanco, così dolce, ora, così paterno, uno sguardo che non è già più terreno. Non parla. Mai. E non parla l’altro, che però è pieno di venerabondo rispetto per il vecchio Pontefice.
S. Pietro si ferma, guardandomi, quando è a circa due terzi della via. Lascia che il compagno vada avanti. Ma lui, S. Pietro, scende nel campo incolto che è a sinistra di chi va verso nord, vi si inoltra diagonalmente un 100, 150 metri circa. Si ferma. Mi guarda fisso come per richiamare bene la mia attenzione. Poi picchia per tre volte col bastone a terra, fra le erbacce. Passa il bastone a sinistra, mi fa un cenno di saluto e, tagliando di nuovo di sbieco il campo, torna sulla stradetta campestre e raggiunge il compagno che è fermo in attesa presso la via consolare più a nord. Si riunisce a lui, fanno ancora qualche decina di metri su essa, e quando sono lontani dalla città direi un chilometro circa, forse meno forse più, scendono in altri campi incolti a nord della via. Direi che il terreno è in discesa perché li vedo scomparire pian piano come chi scende una china. Vanno sempre in direzione nord-est, ma facendo angolo con la via consolare.
Mi scompaiono del tutto dietro un ciuffo di alberelli. Ma ormai vedevo solo il sommo della testa di S. Pietro e dell’altro solo le spalle e il capo. Il posto dove sono scomparsi è a un buon chilometro e mezzo dalla porta dalla quale esce la via consolare, se calcolo bene. Questa via mi sembra diretta verso Monterotondo, se giudico bene, ricordando quando passai in treno.
Scomparsi che sono, il mio interno ammonitore mi dice, e lo dice come se leggesse su un libro: «Venuta che fu la notte, i cristiani tolsero il corpo di là e lo portarono nel luogo dove Pietro evangelizzava il Signore, che era l’Ostrianum, nel quale già erano deposti i corpi di quelli che avevano confessato col sangue la loro fede in Gesù Cristo durante le prime persecuzioni». Ore 16.
La visione si ripete alle 19 e alle 22,30 sempre uguale.
27-8-48. San Pietro, solo, mi riappare allo stesso luogo e curvandosi a fatica verso il suolo batte per tre volte con la mano a terra nello stesso punto di ieri.
29-8-48. Alle ore 22 il mio ammonitore mi dice il nome delle due vie consolari congiunte dalla stradetta. Quella più a sud è la Tiburtina e nei suoi pressi sono gli archi di un acquedotto. L’altra più a nord, sulla quale ha camminato S. Pietro prima di scendere nell’altro campo e scomparire, è la Nomentana.
7-9-48. La voce angelica dice: «Ricordati dell’Ostrianum».
18-9-48, ore 15 e 30.
Un interno semioscuro di catacomba. A malapena distinguo le linee generali. Non so in che punto cardinale perché, essendo là dentro, non ho punti di orientamento. Sono in un ambiente largo su per giù 6 metri e lungo almeno il doppio. Nel lato stretto, direi a nord, è abbozzato sulla… parete un accenno di figura di Gesù. Ma è come un lavoro in formazione e perciò molto incompleto. Solo il volto è abbastanza chiaro e… non bello. Sotto a questo è una mensa molto semplice: quattro colonne che sorreggono una tavola. Mi sembra un luogo che da poco sia scavato e formato a cappella o chiesa catacombale ancora in via di ultimazione.
A 1/3 della parete lunga, a destra di chi guarda l’altare, c’è un’apertura. Sbocca lì una galleria scura come una cantina che – strano! – va in direzione nord-est come se venisse dal luogo dove scomparve Pietro a quello dove batté al suolo.
Sugli altri 2/3 di questa parete sono scavati o in via di escavazione delle tombe. Alcune sono già state murate sul corpo deposto in esse. Sono, se vedo bene, 5 o 6 le già murate, ossia con la pietra messa a posto. Di fronte all’altare, in fondo a questa cappella, il buco nero di un’altra galleria che procede verso sud.
Poi il luogo deserto si illumina di una luce misteriosa che mi permette di vedere a m. 1,50 dal suolo, e presso lo sbocco della galleria di nord-est, un corpo steso in un loculo. Riconosco nel vegliardo ivi deposto l’Apostolo Pietro visto il 26-8.
Mani pietose lo hanno composto e ravviato nei pochi capelli e nella barba rada, rivestendolo delle vesti adatte al suo grado: una lunga tunica di lana biancastra quasi totalmente ricoperta da un drappo di stoffa preziosa di un rosso quasi violaceo che, simile ad un bizzarro mantello, scende a ricoprire le membra irrigidite sin quasi al ginocchio, nascondendo le mani che si intuiscono, dalle pieghe che fa il manto, incrociate come le aveva Gesù nel Sepolcro. Ma le mani io non le vedo. Non vedo neppure i piedi ricoperti della lunga tunica e da una sindone che si vede spuntare da sotto al corpo, in attesa di essere stesa sullo stesso.
Direi che fra le mani S. Pietro ha qualcosa come un rotolo, un tubo; non so bene perché è coperto.
Sul viola porpureo del prezioso mantello, o stoffa preziosa disposta a mantello, vedo qualcosa di bianco, come un nastro. Ma vedo male perché il corpo è all’altezza del mio sguardo. È bello più che da vivo. Sereno. Riposa in pace dopo tante fatiche.
Il mio interno ammonitore mi dice: «Questa è la cripta catacombale dei martiri Tito e Marcelliano, i primi deposti qui. Egli riposò presso questi».
Forse quello che accompagnava S. Pietro era uno dei due? L’angelo non dice di più e, sparendo la luce misteriosa, non vedo più nulla e cessa ogni cosa.
Però più tardi il Signore mi dice di non parlare su questo per ora, o meglio: di non comunicare, esatta parola, per scritto, ma di dirlo a voce quando Egli lo dirà. Ubbidirò come sempre.
… Essendosi ripetuta la visione, ho potuto descrivere meglio le vesti dell’Apostolo e perciò ho ricopiato e incollato il più esatto racconto su quello scritto la prima volta. Tanto per spiegare il foglio sovrapposto. Ho voluto essere precisissima perché penso sia stato bene dare tutti i dati esattissimi.






19-9-48, ore 16
S. Pietro in veste ponteficale (ma senza mitria) così come era deposto, ma con in mano un pastorale e con la bellezza dei Beati, mi appare sempre sul posto dove batté in terra.
Poi vedo l’imboccatura dell’Ostriano. È fatta a ferro di cavallo con l’apertura volta a nord-ovest
                                                     
È in fondo ad una conca o avvallamento e sembra uno di quei balzi che si fanno negli uliveti o vigneti in collina. È seminascosta da un groviglio di rovi e altri alberelli selvatici. L’apertura sprofonda subito. Non vi sono entrata.
In questo naturale anfiteatro sono sparsi mucchi di detriti, pietrame, sabbia, emergenti o scomparenti sotto ciuffi di ortiche, tossici o cespugli di rovi. Un sentiero solo è tenuto sgombro, tutto a curve per tenerlo celato a chi guarda da via Nomentana.
L’imboccatura dell’Ostriano, poi, è tutta velata da rami di cespugli cadenti dal balzo. Quei piccoli alberi che vedevo il 26-8 e dietro i quali scomparve Pietro sono all’inizio del ferro di cavallo, come a fare da sipario.
19-9-48. Da capo S. Pietro in quella sua prima sepoltura…
23-9. S. Pietro in gloria su quel punto della prima visione.

Roma, 14-IX-1948
Carissima Consorella,
ho tardato anche nella speranza di darLe notizie buone e precise e sicure. Ed ora ne sono in grado.
[…]
Il P. Bea ha molto gustato le risposte […]. È rimasto molto soddisfatto.
Ma la bomba atomica è la notizia sul corpo di S. Pietro... Lui dice che, avute precise indicazioni, certamente si procederà agli scavi.
Quanto dunque a ciò che mi ha detto sul corpo di S. Pietro sta bene. a) Nella Basilica Vaticana non hanno trovato nulla (sebbene Mons. Belvederi pensi che il corpo, senza il capo, sia nell’altare stesso della Bas. Vat., mentre il capo in S. Giov. in Laterano); b) A S. Sebastiano, ove gli archeologi dicono si può dire unanimamente che i corpi di S. Pietro e Paolo vi siano stati per un certo tempo (forse dalla metà del III sec. al VI), non è stato trovato nulla (dei corpi stessi), quantunque gli scavi forse non siano stati così completi come si converrebbe; c) Antichi testi parlano del Cimitero Ostriano, che si troverebbe realmente nei pressi della via Nomentana, quantunque nessuno finora abbia determinato con esattezza la sua ubicazione. Parimenti, al Cim. Ostriano è legato il ricordo di S. Pietro che ivi avrebbe battezzato. Così riferiscono gli “Acta Liberii et Damasi”, pubblicati dal Constant e di cui si parla nella Patrologia latina, tomo VIII (colonne 1388-1393).
Anche i più moderni archeologi dicono che nella regione salario-nomentana è stata venerata la memoria di Pietro (O. Marucchi, Le catacombe romane, 1933, p. 523, 533). Così pure è certo che tutta quella regione contenuta nel triangolo da Lei disegnatomi è cimiteriale. Per es., sotto la Villa Torlonia vi era un cimitero ebraico, noto, e su cui sono scritti volumi. Ed ammettono gli archeologi che in quel primo albore della Chiesa Romana (Pietro fu martirizzato nel 64 a quanto pare) i corpi dei martiri venissero reconditi anche in cimiteri non cristiani.
Conclusione: Va bene che il corpo di S. Pietro magari non si trovi in Vat. o nella cerchia dell’antica Roma; va bene il Pietro che per tre volte batte col bastone in terra, va bene anche che si indichi l’Ostriano.
Però, data la grande delusione causata dagli scavi in Vat., dato che il Cimitero Ostriano non è identificato con precisione e che è difficilissimo identificarlo, trovandosi in una zona totalmente cimiteriale, sarebbe NECESSARIO, per poter procedere agli scavi, economizzando, non distruggendo, non esponendosi a conseguenze di ogni genere, che Lei facesse in modo da poterci dire CON LA PIU’ GRANDE PRECISIONE il punto esatto, direi quasi i metri quadrati, in cui praticare lo scavo.
Il S. Padre e tutti in Vat. sono rimasti addolorati per l’esito negativo degli scavi in S. Pietro. Ovunque la notizia da me data, quantunque ancora forse incompleta, ha destato gioia, speranza, stima per l’Opera... ed ha messo in movimento. All’Anticamera Pontificia mi hanno fatto riempire un modulo per richiedere l’Udienza privata del S. Padre e quel Monsignore incontrandomi stamani mi ha salutato per il primo in modo tutto nuovo, dandomi viva speranza per questo mese o per il prossimo; il P. Bea, come ho detto, è stato contentissimo ed ha aggiunto che, una volta avuta l’indicazione precisa, certamente si procederebbe […].
Ho cercato per mare e per terra una carta esatta di Roma. Quelle dell’Antica Roma sono ricostruzioni e c’è poco da fidarsi. Qulle della Roma attuale... sono della Roma attuale e magari, per quanto esatte, non sono prodigi di precisione. Intanto le mando una buona carta molto in uso. Se sarà necessario Le procurerò una carta dell’Ist. Geogr. Mil. (topografica). Ma credo che la più semplice sarebbe se indicasse esattamente il punto sulla carta e magari indipendentemente dalla carta come ha fatto tante volte nel Vangelo (descriz. del luogo, ubicazione, distanza kilometrica da altri luoghi ecc.).
Le chiedo troppo? Spero di no. Lo faccia per tanti motivi ma anche un pochino per chi vien rimproverato di darsi troppo da fare. Al punto in cui siamo, tutte le difficoltà sono superate e si procede celermente ed impavidamente.
P. Migliorini La saluta. Preghi per tutti e quindi anche per noi. Io di gran cuore La benedico.
fr. C. M. Berti OSM

Molto Reverendo Padre.
Per accontentarla il meglio possibile ho seguito il consiglio di copiare su carta oleata la parte di Roma che la interessa, segnando nella zona i punti che ho visti io. Lei non ha che da sovrapporre la carta oleata alla pianta di Roma che mi ha mandato e vedrà che:
1°) Le modifiche apportate da venti secoli nel perimetro di Roma e nelle vie Consolari. Io ho visto la Tiburtina quasi rettilinea (direzione nord-est) nelle immediate vicinanze della città. Nella sua pianta vedo che fa una curva sensibile. Ma forse io ne osservavo il tratto più vicino a Roma, che è rettilineo.
2°) La stessa via aveva nelle sue vicinanze un acquedotto. Qualche resto dello stesso ci dovrebbe essere ancora, almeno ridotto allo stato di rudere.
3°) Quella che sulla sua pianta ha nome di Porta Pia a mio modo di vedere segnava allora, nel primo secolo dell’era Cristiana, il limite della città in quel punto. Da lì usciva la Nomentana che per una plaga deserta, e in direzione nord-est, andava verso Monte Rotondo.
4°) Non avrei potuto vedere il Sepolcro di Cecilia Metella (punto di orientamento concessomi perché capissi in quale lato cardinale di Roma mi trovavo) se gli edifici della città di allora si fossero estesi dove sono ora. Invece io vedevo molto bene quel sepolcro e il nastro bianco dell’Appia dilungarsi per l’Agro verso sud-est, quasi costeggiato da altre vie che però facevano una specie di raggio come le stecche di un ventaglio.
                                       
5°) Osservando la pianta vedo segnato presso la Salaria una via che ha nome Ostriana. Forse la chiamano così perché vi si suppone vicino l’Ostriano? In tal caso devo dire che quel prato in discesa, dove vidi andare S. Pietro e il suo compagno e che intuisco conducesse all’Ostriano, è molto più vicino a Via Nomentana che a Via Salaria, che io non vedevo affatto, presso S. Agnese, ma più a nord-est e lontano dall’Aniene che non vedevo.
6°) Come Lei può notare si direbbe che S. Pietro batté col bastone e con la mano nella zona compresa fra Villa Torlonia e Villa Massimo. Forse che lì sotto ci sono diramazioni dell’Ostriano? Se sì, si potrebbe pensare che S. Pietro fu deposto lì sotto, in origine.
7°) Infine vedrà che, confrontando lo schizzo topografico che le ho dato l’ultima volta che ci siamo veduti, e che spero lei abbia conservato, anche se fatto male, corrisponde a quanto risulta da una pianta fatta bene nella sistemazione delle vie consolari.
Ma faccio notare, e raccomando quindi di tenere ben presente, perché accendendosi di eccessive speranze non si cada poi in delusioni e in conseguenti… anatemi su me che non c’entro, che io:
1°) Non ho avuto indicazione di dove S. Pietro è sepolto attualmente, ma di dove fu trasportato il corpo del I° Pontefice nella notte seguente al Suo Martirio (“e venuta che fu la notte i cristiani tolsero il corpo di là e lo portarono nel luogo dove pietro evangelizzava il signore, che era lo ostrianum, nel quale già erano deposti i corpi di quelli che avevano confessato col sangue la loro fede in gesù cristo durante le prime persecuzioni” - Parole angeliche, e l’angelo pareva che leggesse qualche cronaca cristiana contemporanea dei tempi di S. Pietro. Questa esiste ancora o si è perduta?).
2°) Che né S. Pietro né il suo compagno, che direi essere stato un Romano di nobile famiglia, né il mio Angelo hanno aggiunto parola a quanto io ho riferito fedelmente.
Né io aggiungerò parola suggerita da un mio proprio pensiero. Sarebbe certamente errata, riprovata da Dio e d’inganno agli uomini. La prima delle cose che Dio richiede a quelli che Egli ha voluto suoi strumenti, senza alcun merito da parte loro, questo è certo, è l’assoluta fedeltà nel ripetere o trasmettere ciò che vedono ed odono. Molti di essi si fanno nemico Dio col volere aggiungere qualcosa di loro, per darsi importanza e, secondo loro, per rendere più belle le cose viste o udite… Quasi che la creatura umana possa far meglio di Dio!
È la loro rovina, non solo come strumenti ma anche come semplici Cristiani. Perché è sempre l’antico peccato di superbia, disubbidienza e gola che ha rovinato Lucifero e Adamo e rovina tutti i superbi, disubbidienti e avidi.
Io, anche a costo di deludere chi spera da me più che io non possa dare, forse attribuendomi erroneamente poteri extra-naturali che non ho affatto, non mi permetto di aggiungere o levare neppure una virgola o un dettaglio insignificante a ciò che vedo e sento, e che è tutto quello che posso dare perché mi viene dato.
Perciò torno a dire di non lasciarsi travolgere da sogni propri, suscitati da una non giusta interpretazione di quanto io ho potuto dire, che è ancora molto parziale. Se Dio vorrà, completerà le informazioni. Per ora si è degnato di farci sapere dove fu portato dopo il Martirio il corpo di S. Pietro e la zona dove fu deposto.
Preghiamo molto, preghiamo tutti, chiedendo al Signore che dica dove attualmente è il sepolcro di S. Pietro. Se amorevolmente Dio accederà alla nostra richiesta, sapremo. Altrimenti… Egli è il Signore e noi i sudditi.
Per quanto sta a me, se mi dicesse chiaramente il luogo subito lo notificherò, ben lieta di servire il Signore, il Suo Vicario e quanti vogliono onorare l’Apostolo Pietro.
Ma se non fa Iddio io certo non posso fare.
Pretendere che io possa indicare i metri quadrati è come pretendere da me un miracolo uso moltiplicazione dei pani e dei pesci!
Mi è sempre stato fatto un appunto per la poca chiarezza dei miei schizzi topografici annessi all’opera, e con ragione, perché io di topografia e cartografia non so nulla. Come si può pretendere adesso che io segni il punto matematicamente esatto?
Dovrebbe Nostro Signore prendermi la mano e guidarla a segnare una bella croce sul punto esatto.
Per mio conto, se Gesù, Luce e Sapere, non mi guida, sono tenebra e ignoranza.
Io non ho nessuna pretesa a premio delle mie fatiche e pene, ma vorrei che quanto dico sopra fosse riferito, magari mostrando questa lettera a Sua Santità o a qualche personaggio bene orientato e molto intimo del S. Padre. E ciò allo scopo che il detto a voce da Lei e passato di bocca in bocca non giunga svisato a Sua Santità, causandogli poscia delle delusioni.
Non avendo altro da dire, ossequio profondamente.
Maria Valtorta
21-9-48

3-10-48Dice Gesù […]:
[…]
Aggiunge: «Di’, non dare, ma di’ di S. Pietro sin dove sai, aggiungendo questo: che con l’andare dei secoli il nome di Marcelliano si mutò in quello di Marcellino, per un errore di colui che scalfì la II pietra tombale al martire Marcelliano» (che è quello che era con S. Pietro sulla viottola… nota mia: lo so perché Gesù me lo fa rivedere).
Chiedo: «Ma dove?».
Risponde: «Dove ti fu detto».
«E poi? È là?».
Risponde: «Anche le polveri dei capi sono fiamma ai seguaci, e odio ai nemici che cercano disperderle perché non resti ciò che tiene viva la fiamma nei fedeli. Quindi la necessità di confondere le tracce e occultare le reliquieNecessità di tutti i tempi…».
«Signore, parla, te ne prego. Dove è?».
Gesù sorride e se ne va.
Se non avesse sorriso alzando la mano a benedirmi, penserei che si è sdegnato del mio insistere. Ma era così dolcemente luminoso nel volto e benedicente che penso che il suo andarsene non sia provocato da sdegno ma perché non è l’ora di sapere tutto.
Più tardi… vedo. Nelle catacombe e fuori all’aperto sopra le stesse viste sotto. Le gallerie catacombali dell’Ostriano passando sotto via Nomentana e venendo verso la cinta di Roma antica fra via Nomentana e Tiburtina conducono alla chiesa catacombale vista da me oggi, che è, se giudico bene e se ricordo bene la pianta topografica di P. Berti, in vicinanza delle mura di… presso la ferrovia. Calcolo male perché sulla carta c’erano le cose e vie di ora e io vedo parti vuote.
Dice il Signore: «Di’ al Padre che sappia tacere. Dica solo che tu hai visto ma che per ora non puoi dire. Impari ad ubbidirmi, perché se ordino è che so quando è utile dire per impedire che, spremuto il frutto che ha nome Maria piccolo Giovanni, lo si calpesti come spazzatura. Io so».
Da quanto ho visto deduco:
I) che S. Pietro dopo morto fu portato all’Ostriano in un primo loculo presso la tomba di Tito e Marcelliano o Marcellino.
II) che questa chiesa sotterranea corrispondeva al punto su cui picchiò S. Pietro.
III) che da lì, con o senza i compagni, venne traslato in altra cripta molto più verso la città (vedere carta). Forse avevano spinto le gallerie dell’Ostriano sin lì.
Certo è che io vedo in questa II chiesa una lapide con su scritto Marcellino, ma mi stupisce vederne un’altra con su i simboli cristiani (ecc, ecc) ma senza nome. Prudenza? O loculo non ancora finito? Non so e nessuno me lo dice.

26-10-48
Sempre sul sepolcro di S. Pietro dice Gesù:
«Il discepolo non è da più del Maestro. Se per un impossibile caso il Corpo del Verbo, fattosi Carne per essere Redentore, non fosse risorto, sarebbe avvenuto di Esso ciò che è avvenuto del corpo del mio Cefa. Una peregrinazione senza pace dovuta all’astio dei nemici, e all’amore o fanatismo degli amici che, per difendere la reliquia del mio Corpo dalle sacrileghe mani dei nemici di Cristo e della sua Chiesa, avrebbero dovuto occultare i resti qua e là, sempre più lontano, sempre più nascosti, a disorientare i nemici profanatori, né si saprebbe più quanti luoghi avrebbero accolto le sue ossa.
Non ha avuto pace il corpo del mio Simon Pietro neppure dopo la morte. Pace ebbe il suo spirito. La sua spoglia, no.
Evangelizzando, percorse tanto mondo di allora. Morto, santificò delle sue spoglie tanto sottosuolo di Roma.
Ma per tua pace e di quelli che cercano, dico.
Dall’Ostriano presso la Nomentana all’altro cemeterio presso la Tiburtina, e poscia a quello sulla Labicana, quante, quante deposizioni ebbe il mio Pietro!
Quella zona, dall’Ostriano all’Appia, da questa verso Preneste, Tibur, Ariccia e Nomento, tutto è una grande catacomba, fatta delle molte iniziate qua e là, e poscia fusesi in un’unica, quando, per la ferocia dei persecutori, il suolo di Roma contenne tanti martiri quanti semi di grano in un vasto campo.
Ma coloro che cercano dovrebbero ben sapere, sanno, che vi è un luogo detto cimitero dei S. Pietro e Marcellino.
S. Pietro. Non meglio identificato per prudenza reverenziale a quelle sante spoglie, dove ebbe requie il corpo del Primo Pontefice.
Non insistano oltre. Non insistano mai. Io so se dire, quando dire, con giustizia.
Ma vorrei che più dell’affannosa preoccupazione di ricercare delle ossa, sante ma sempre ossa, il cuore della mia Chiesa si sforzasse a ritrovare lo spirito che animava Pietro e a farsene il suo spirito. Questo sarebbe onorare Pietro e Colui che fece di Cefa il Principe degli Apostoli, il Pontefice, la Pietra sulla quale l’incrollabile Chiesa di Cristo si fonda.
Incrollabile per mio Potere e Volere, ma vorrei lo fosse anche perché fosse un aureo blocco di perfezione in tutti i suoi membri successori di Pietro e dei Dodici tutti. Sarebbe un amarmi di più, secondando il mio Potere e Volere contro gli elementi disgregatori di Satana e dei satana.
Tu sta’ in pace come un uccellino implume nel nido. Non ti agitare. Non ti far croce se non puoi dire di più.
Quelle ossa sono tanto; ma ancora un nulla rispetto all’essenziale. Per quelli che credono, basta la fede. Per gli increduli, non servirebbe neppure rivedere Pietro vivente condotto al martirio sul colle, e da lì trasportato là dove evangelizzava dalla sua cattedra di maestro della fede cristiana. Per te basti ciò che hai scritto, cooperando con pazienza, sofferenza, fatica a che gli uomini abbiano una nuova, ampia conoscenza di Me che li salvi, li salvi, li salvi.
Puoi leggere questo a chi sai. Ma l’importante per tutti è possedere lo spirito di Pietro…».

[Aiutiamo a decifrarne le parole: Nomentana / I luogo e dove batte S. Pietro / II luogo (Pietro e Marcellino) / Tiburtina / Prenestina / S. Pietro e Marcellino III luogo a 2 miglia circa dall’antico perimetro di Roma / Casilina / Tuscolana / Appia / C. Metella]

Tutta questa zona e anche a nord-est della Nomentana è una catacomba. Le più semplici sono quelle che vidi la I e II volta (la prima è rudimentale affatto). Poi si fanno sempre più ornate, spaziose ecc. ecc. Ve ne è una che ha sbocco sull’Appia molto bella.
Il III luogo che, se mi oriento bene ricordando la pianta topografica odierna mostratami dal R. P. Berti, è all’altezza di S. Croce in Gerusalemme e S. Giovanni Laterano. Ma è in aperta campagna, a circa 2 miglia, forse più, dall’antica cerchia di mura romane. A quei tempi aveva prossima una casa di campagna (pastori) che credo fosse stata fabbricata in quella zona deserta per fare un paravento all’entrata della catacomba e forse anche per alloggiare i sacerdoti senza dare nell’occhio.
Le ultime catacombe, le più belle, hanno altari chiusi come i nostri. Penso che nell’urna sotto l’altare fossero corpi di martiri. Ma non vedo nulla.
Il loculo senza nome, sempre vicino a quello che porta il nome di S. Marcellino, è sempre il III nella parete destra, rispetto che [a chi?] guarda l’altare, e presso l’entrata della galleria.
Le chiese catacombali erano, rispetto ai 4 punti cardinali, messe così •


13-14-15 e seguenti del novembre 1948

Ancora S. Pietro.
Ma in un luogo solitario, direi secondario delle catacombe. O almeno, se non secondario, nascosto, quasi per celare ancor più e meglio le venerabili spoglie.
Un ambiente largo m. 3, o 3,50 x 5 [corretto in 6?] al massimo, poco alto: direi 3 metri circa, con un altare semplicissimo in uno dei lati stretti, nessun graffito o pittura o altro. Unica nota chiara le quattro colonnine di marmo che sorreggono la Mensa eucaristica. La solita porta a fianco dell’altare e vicino a questa un loculo (aperto certo per farmi vedere cosa contiene) con entro la salma incorrotta, ma ridotta ad una pelle simile a scura pergamena stesa sullo scheletro.
È tanto prosciugato (o essiccato) che le mani raccolte sull’addome, e che nella visione della prima deposizione si intuivano congiunte per il rilievo che appariva sotto il drappo porpureo (vedere visione del 18-9-48), ora, sprofondate nell’incavo di un addome essiccato, non sollevano che impercettibilmente il manto prezioso.
Il corpo non ha più stesa sotto di esso la sindone bianca, ma un drappo prezioso rosso cupo con simboli e fregi, non so se tessuti o ricamati, colore su colore (c’è poca luce, e non di lampada o altro, ma luce extranaturale per permettermi di vedere in questo ambiente sotterraneo che non riceve luminosità da nessun punto).
È vestito di bianco e con sopra il manto porpureo messo come ho descritto il 18-9-48. Al collo il pallio. Lo vedo bene ora che il corpo è così scarnificato.
La testa, congiunta al corpo da un collo ridotto alle vertebre coperte di pelle simile a vecchia pergamena, poggia su un cuscinetto basso coperto di bisso, e spicca con la finezza di una testa scolpita in marmo cipollino (per il colore) sullo sfondo della parete oscura.
La fronte appare più alta e convessa di quand’era vivo, perché l’orbita è profondissima e le tempie ridotte a puro osso. Il naso, ossia il setto nasale, sporge affilato come una lama da sotto la lieve copertura della pelle essiccata, un naso ridotto ad uno spessore di pochi millimetri anche nella punta.
Gli zigomi, piuttosto forti e rilevati nel Simone di Giona ai tempi di Galilea, si disegnano fortemente, e così pure la parte mascellare inferiore, e fra questa e quelli è la buca delle guancie che non esistono più che come strato di pergamena.
Il mento appare aguzzo mentre le labbra [si] avvallano, ridotte ad una linea, là dove forse i denti incisivi, per l’età, non erano più a sostenere le labbra.
Non vedo altri loculi. E non c’è neppure l’altra uscita in fondo all’ambiente e di fronte all’altare.
Non so dove sono, vedendo solo quanto è sotterra.
Tutte le volte che mi viene mostrato questo, mi viene detto dal Signore: «E così non potrai dire di più». Infatti! Non vedendo nessun punto di riferimento sulla superficie terrestre, non posso dire di più.

29-11-48

Dopo aver ricevuto da Bianca Bracci Bottai il trafiletto sulla tomba di S. Pietro (Tirreno del 24-11-48).
Mentre lo leggo, e precisamente là dove si dice: “… Basilica costantiniana eretta sulla tomba del primo successore di Cristo”, la voce potente di Gesù, proprio nel tono di quando controbatte una tesi errata, o vuole imporre la sua Volontà, o rimprovera o compie miracoli, prorompe forte dicendo:
«No! Lo stesso Costantino comprese l’inopportunità di erigere la basilica sul luogo (il Circo di Nerone e gli Orti Neroniani), putente ancora delle depravazioni neroniane, del martirio del mio Pietro. E non “tomba” neppur là dove ora si erige la chiesa.
Il mio Pietro, santificato dal suo perfetto volere e dal martirio, dopo esser stato da Me consacrato e dallo Spirito di Dio purificato e posseduto con l’assoluta pienezza dei fuochi Paracliti, non poteva esser deposto là dove, sin sui materiali dei mausolei, era la professione dei culti più sozzi del paganesimo.
Meglio la nuda, povera cripta della catacomba Ostriana, povera, nuda come la grotta della mia Nascita. Conforme allo spirito evangelico che è solo di carità, fede, speranza, e delle 4 cardinali virtù, e d’ogni altra virtù minore, deve esser ricco. Ché il resto è paglia, senza valore. Quando pur non ha valore di peccato agli Occhi Divini di Colui che, Re dei Re e Signore dell’Universo, Figlio del Padre e Dio come il Padre, volle essere povero ed insegnò la ricchezza santa e regale dell’essere povero e santo, insegnò la povertà di spirito, il distacco dalle pompe del mondo e dallo spirito del mondo, per essere liberi di seguire Me e giungere con Me nella Gerusalemme celeste.
No. Non tomba di Pietro, del mio Simone di Giona, che Io feci “Pietra”. Pietra intatta, squadrata, angolare, inattaccabile alla corruzione e alle lusinghe degli uomini e dei tempi.

Nota di Maria Valtorta:
ricevuto dai Bottai il 29-11-48

L’obbrobrio vollero per lui i persecutori, e lo trascinarono ad esalare lo spirito (“ti condurranno dove non vorresti”) in luogo nefando.
Ma le sante spoglie posarono, ad esser fondamenta alla Chiesa Romana, nelle viscere del suolo romano, là dove la sozzura pagana non aveva portato i suoi fetori, là dove corpi consumati dall’amore per Me, non dalle lussurie pagane, giacevano.
No, dico a voi tutti. No.
I “morti” (i pagani) potevano seppellire i loro morti là, dentro i mausolei del colle Vaticano. Ma i “vivi” (i cristiani), i vivi per essere Miei, di Me-Vita, deponevano i loro vivi là dove il sonno era avvolto di purezza e santità, in attesa di esser dissolto nel Gloria della Beata Risurrezione finale per tutti i Santi miei.
No, dico a voi. No. Pietro non fu sepolto dopo il martirio altro che là dove già si era martirizzato evangelizzando».
Ma intanto, dico io, continua a mostrarmi l’interno dell’ultimo luogo di deposizione, il corpo essiccato ma incorrotto dell’Apostolo, ma non mi dice dove è, né mi fa vedere l’esterno del luogo e così… devo tacere per forza, né abusive indagini nei miei scritti potranno illuminare alcuno in merito…
E a me che penso a quelli che scendono nelle Grotte Vaticane pensando di recarsi in luogo santo per essere tomba del Principe degli Apostoli… Gesù dice:
«Là vi sono dei corpi di Santi. E santo perciò è il luogo. Basterebbe, basta a farlo santo la tomba di Pio, decimo di questo nome, vero Pietro, mia Pietra, onore del Ponteficato e della Chiesa tutta».

Note di Maria Valtorta:
1-2-49
Non è vero

Non è vero

3-2-49 • Dice Gesù:
«Anche se qualche disonesto, per fine impuro, facesse apparire delle ossa come ossa di Pietro, od occultamente, in base alle tue indicazioni sulle successive deposizioni di Pietro, scoprisse il loculo catacombale di Pietro, vi prendesse i resti e li portasse in S. Pietro dicendo che erano là, per opprimere il mio portavoce e trarre in inganno il mio Vicario e il mondo tutto, Io-Verità qui dico che questa azione sarebbe inganno che Dio condanna. Pietro è dove tu sai. Ogni altro resto non è di Pietro».
S. Michele Arc. 1949
[29 settembre]
Egr. Signorina.
[…]
… a proposito degli scritti, mi si diceva che Ella sa ove riposi il corpo di S. Pietro. Siccome ora si sta preparando una relazione sugli scavi eseguiti nelle Grotte Vaticane sotto l’altare centrale, La pregherei di comunicare al Santo Padre ciò che Ella sa: volentieri presenterei al S. P. lo scritto, che porterebbe luce su questo tema tanto importante a tutta la cristianità.
[…]
Iddio La benedica. Dev.
+ A. Carinci

S.T.B.G. 49
[S. Teresa del Bambino Gesù: 1 ottobre]
A S.E. M.r Carinci
[…]
Riguardo al Corpo di S. Pietro, posso dirle questo.
Il 5 febbraio, con molte insistenze e facendomi, fra molti altri nomi di Eccellenze e Monsignori e altri importanti Sacerdoti, anche quello dell’E.V., il R.P. Berti mi persuase a dargli un quinterno dove erano scritte le successive traslazioni delle spoglie del I° Pontefice-Martire; nonché mi spinse a scrivere una lettera a S. Santità, lettera della quale mi scrisse lo schema, che conservo tuttora. Lettera e quinterno dovevano venire poi consegnati al S. Padre.
Io avevo avuto da N.S. l’ordine di parlarne solo a P. Berti e che questi tacesse sino a quando Dio voleva, ma di non dare il quinterno o me ne sarebbe accaduto del male. Anzi, circa l’ultimo luogo – dopo non ne vidi altri – N.S. mi impose il segreto e un termine allo stesso.
Ho disubbidito col dare il quinterno. Ma mi si diceva che S. Santità lo desiderava tanto per por fine a lavori costosi e a dispute coi protestanti ecc. ecc.
Me ne è venuto del male, come Gesù diceva,perché il 7 febbraio spedii la lettera che fu consegnata il 9 o 10 febbraio insieme al quinterno, e 5 giorni dopo l’opera fu bloccata, in conseguenza, mi si disse, di quella lettera, che non era irriverente, lo creda. Ne leggevo la brutta copia anche il 1° c.m.
Quindi come posso esser più tentata a disubbidire a N.S. e a scrivere a S. Santità?
In quella lettera e in quel quinterno c’era già materia per poter asserire, senza tema di errare, che S. Pietro fu martirizzato a Roma sul colle Vaticano. E ciò sarebbe stato sufficiente per smentire coloro che negano che S. Pietro sia mai stato a Roma e che quindi la sede del Pontificato sia Roma. E materia per rendere venerabilissimo il Tempio sorto nel colle del martirio dell’Apostolo.
A fine agosto u.s. N.S. mi ha fatto scrivere una memoria nella quale, come fossi sul punto di comparire dinanzi al giudizio divino, e quindi senza volermi aggravare di una menzogna, io ripeto le successive traslazioni e le ragioni per cui il corpo dell’Apostolo-Pontefice non fu sepolto in un luogo infame, che pare fosse sul Vaticano, io non so perché non so nulla di archeologia antica, nonché le ragioni per cui da 17 secoli, parte per un inganno di Costantino, parte perché la tradizione con l’andare dei secoli altera la verità delle cose, il luogo del martirio viene creduto luogo di sepoltura.
Mi chiedo: quella lettera e quel quinterno sono stati veramente consegnati a S. Santità, e senza alterazioni compiute da altri?
Se sì, io non posso dire di più di quanto ho già detto, sinché Dio non mi autorizzi a dire il resto se invece la lettera non fu data. Voglia credere V.E. che non mi parrebbe vero di scaricarmi da tanto segreto tesoro. Il tacere in questo fatto, mentre so e capisco il desiderio giustissimo di S. Santità, è l’unica ubbidienza al volere di Dio che veramente mi costi praticare.
Quando, nella primavera, le scrivevo che avrei tanto desiderato di poterle parlare, era proprio per parlarle di questo argomento. Naturalmente sin dove ne posso parlare.
[…]
Maria Valtorta

28-6-53. S. Pietro
«Parlo oggi, senza attendere domani, giorno di mia festa, perché altri oggi mi commemoreranno.
Parlo per dirti questo. Il mondo è sempre più corrotto, il comunismo cresce come gigantesco baobab e si estende come tenaci gramigne e come liane che uccidono le piante buone. Anche molta parte della Chiesa è decadente, avendo, se non dimenticato, trascurato ciò che il Divino Maestro e Fondatore della Chiesa, di cui Egli mi elesse suo primo Pontefice, aveva insegnato ai suoi successori: noi, apostoli, discepoli, Pontefici e Sacerdoti. Troppo colpevole è tutto, perché la reliquia delle reliquie, la seconda solo a quelle che sono di G. e M., la maggiore di quella di tutti i Santi, possa essere esposta, sì, alla venerazione dei veri cristiani, ma anche al pericolo, sempre più incombente, di profanazioni e dispersioni da parte degli anticristiani. Se il mondo non muterà, specie quella parte di mondo che è l’Italia, non sorgerà mai l’ora in cui i resti della “Pietra su cui Cristo edificò la sua Chiesa” verranno tratti, dalle tenebre ove sono, alla luce del culto, dalla trascuranza, perché io sono celato, alla venerazione[7] dei fedeli.
Gesù insegnò: “Date e vi sarà dato, e più darete più vi sarà dato, in maniera strabocchevole” [Lc 6, 38]. Il ritrovamento del vero mio Corpo, la sua traslazione nella Basilica a me dedicata, vero cuore della Cristianità, per essere eretta sul luogo dove confessai eroicamente il mio fedele amore a Cristo, Chiesa Madre di tutte le Chiese cattoliche, sarebbe veramente dono di grazia strabocchevole. Ma per averlo occorre dare vero eroico amore a G., a M. Ss., alla Chiesa tutta. Rinascere per avere. Accendersi per avere. Ascendere per avere. Dio dà a chi sa meritare il dono. A quelli soli. A questi, che neppure furono giusti per l’Opera, nulla va dato».
Pietro, essendo, anzi apparendo come corpo glorificato, è molto più bello di quanto non fosse, ma anche molto più triste di quanto, da vivo, non fosse.
[7] venerazione è nostra correzione da adorazione. Errore involontario della scrittrice, che sette righe più sopra ha scritto correttamente venerazione.
Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
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