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Voce narrante • SIMONA SERAFINI



SCRITTI SENZA DATA E NON DATABILI • G.C. (Gesù Cristo)

Nonostante le apparenze e le demolizioni dei senza Dio, mai come ora, e specie nei colti, è sentito il bisogno di conoscere Dio e il suo Cristo. La vita intellettuale, la vita naturale non saziano i cuori delusi. Tutti sentono, anche se non tutti vogliono confessarlo, che vi è un’altra fonte di vita, la vera, quella che appaga, e che questa si trova nella conoscenza di Dio e del suo Cristo.
I secoli, la scienza, le scoperte, le dottrine hanno respinto la figura di Cristo come forma di figura sorpassata. Ma nel fondo delle coscienze vi è un anelito al Ripudiato, una sofferenza per questa privazione che l’umanità si è data. In basso a conforto delle miserie. In alto a conforto del sapere che si sente mancante di un appoggio e di una voce che sorregge e anela [?] nel pensiero, nelle ricerche, nelle creazioni, ma dovunque più o meno riconosciuto col suo giusto nome è vivo questo anelito di un ritorno a Gesù Cristo per risolvere problemi sociali e individuali, scientifici e morali: ritornare a Colui che è Vita, Verità, Via, che è Luce e Pace, che è fonte della grazia, una sete di bere alla Fonte di vita che è il Vangelo di Cristo, di rinnovarsi in Lui, di ricristianizzarsi, di salvarsi. Lui solo è Salvezza.
Lui: la Luce, la Stella del mattino sulla tenebra dei secoli. Lui l’Oriente: il Sole, il vero Sole. E così come il sole accentra intorno al suo incandescente corpo tutti gli astri e pianeti, ed è il re del firmamento e il regolatore cosmico della vita e del moto degli astri, altrettanto G. C. è il centro intorno al quale tutta la storia umana, avanti il suo avvento e dopo il suo avvento, sino alla fine dei secoli, gravita, trae vita: vita di speranza prima, vita di fede poi, vita di carità sempre.
Gesù Cristo il Dio-Uomo. Chiaramente profetato tale dall’inizio dei tempi come Gesù e come Cristo, secondo l’etimologia dei due nomi. La prima rivelazione di Lui risale al giorno della Colpa e della condanna ed esce e si espande per il Creato, in cui solo l’uomo e la donna non erano più vergini di malizia, nel Creato che da loro e per loro avrebbe conosciuto dolore e ferocia, tradimento, ribellione, contatto con l’ormai insediato Satana come corruttore e tormento del mondo, [esce] dalla stessa Voce di Dio. La rivelazione continua attraverso patriarchi e profeti nel corso dei secoli. E persino, per quanto come eco velata o bagliore coperto da nebbie di paganesimo, attraverso la voce dei filosofi, poeti, e spiriti eletti dei popoli pagani. Ora di qual grande o di quale scoperta del genio, ma che siano puramente umane, si ha una testimonianza ante-venuta, così antica, così sicura, così immutabile come del Cristo?
L’uomo sbaglia nel profetare del suo simile contemporaneo. L’uomo asserisce ipotesi scientifiche come vere. Ma nel corso di una sola generazione i fatti smentiscono le profezie e le pseudo verità su un uomo o una scoperta. E l’uomo celebrato come salvatore finisce come malfattore. E l’assioma scientifico o la scoperta che empie di rumore entusiasta il mondo cade nella trascuranza oscura delle cose passate e sorpassate. Ma la venuta del Verbo di Dio, fattosi Carne nel seno di una Vergine – la Donna che col suo calcagno schiaccerà il lubrico capo del Serpente – del Cristo Salvatore: Gesù Cristo, dell’Uomo dei Dolori, del Principe di Pace, del Re dei re, del Vincitore di Satana, del Peccato e della Morte, non si è mai perduta né per vicissitudini, né per sventure, né per glorie, né per sorgere di grandi re, imperatori, imperi. Anzi si fa sempre più nitida, chiara anche nei particolari così come un quadro che la luce sempre più investe, un poema che una voce dice sempre più da vicino. Questo perché la verità di Gesù Figlio di Dio è verità divina. E questa chiarezza immutabile, che solo evolve in perfezione di particolari confermati dai fatti, è il primo dei molti miracoli che gridano con l’evidenza imponente dei fatti la natura divina di Gesù Cristo.
Nel corso dei secoli molti uomini sorsero come fondatori di religioni o riformatori di religioni. Ma ebbero sempre nome di fondatori, profeti, riformatori, messi di Dio, e come tali furono ascoltati e seguiti. Ma mai nessuno li proclamò “Dio”, né essi stessi si proclamarono tali. Solo Gesù si proclama tale e lo è pur essendo vero Uomo, né la natura divina è separata da quella umana né l’umana assorbe in sé la divina, ma sono entrambe nell’unica persona. E non lo sono già perché nel corpo di un uomo, nato da connubio umano, si era infuso lo Spirito di Dio, il Verbo per un periodo temporaneo, con un’unione puramente morale, ma perché il Verbo prese carne nel seno di Maria, “scese”, così come “ascese”, vero Dio in vera Carne, prese carne nel seno di Maria per opera di concepimento divino e, prima ancora che fosse la carne che si formava veste all’anima immacolata del Cristo, il Verbo già era nel suo tabernacolo di Grazia: il seno di Maria.
Per questo è verità e giustizia chiamare e credere Gesù l’Uomo-Dio, l’Emmanuele: Dio con noi. Come Verbo senza bisogno di unzione regale perché perfezione e regalità infinita. Come Uomo Dio unto da Dio stesso coi fuochi dell’amore ad essere Re dei re e Signore dei signori non solo nel Regno celeste ma anche nel mondo e sul mondo, sino alla fine dei secoli, ad essere il Fondatore del Regno di Dio, del suo Regno, fra le nazioni, nei tempi e nel cuore degli uomini.
L’errore ebraico, frutto di orgoglio, non riconosceva nel Messia che il re temporaneo, il liberatore, colui che doveva far grande Israele, e solo Israele. L’orgoglio accecava gli occhi dei rabbi e scribi e li rendeva ottusi a comprendere le chiare profezie in cui in molti luoghi è detto come il Nato da una Vergine della stirpe di Davide in Betlem Efrata sarebbe stato luce alle genti e salute sino agli ultimi confini del mondo. Ma poteva il Re Infinito limitarsi ad un regno finito? Ad un regno limitato nello spazio e nel tempo? Colui “per cui tutte le cose sono state fatte” poteva senza avvilire la sua Infinità accontentarsi di una cosa così piccola, rispetto al tutto, quale il regno umano d’Israele? Poteva Colui che, eterno come Verbo ed eternamente generato dal Padre, è stato come Messia un giorno divinamente generato (Salmo 2 v 7) nel seno di una Vergine, morire e corrompersi come ogni re terreno, lui l’Uomo Dio e perciò immortale per divinità e immortale per immacolatezza e pienezza di Grazia, Adamo nuovo, senza colpa, Agnello senza difetto, Agnello di Dio, immolato ma non distrutto, per amore consumato, ma per giustizia risorto, a dare agli uomini salute e grazia e non queste sole, ma anche dolcissima speranza sull’eterno futuro dei giusti: il ritorno alla Patria celeste dopo l’esilio, il godimento ineffabile di Dio in eterno?
Gesù Cristo è Dio. Egli lo afferma rispondendo personalmente alle insinuazioni degli eretici del suo tempo, i farisei che, non potendo negare totalmente il valore del Cristo, dicono o insinuano che egli sia Mosè, Elia, Geremia o altro dei grandi profeti novellamente incarnato, o lo spirito di Giovanni trasfuso dopo la morte dello stesso nel corpo di un giusto d’Israele. Lo dicono gli apostoli. Lo dicono gli stessi demoni prima di essere scacciati dai posseduti. Lo dicono gli angeli con sicura parola (Gabriele all’Annunciazione) e a Zaccaria con avviso adombrato da prudenza celeste. Lo dicono col servirlo dopo la tentazione nel deserto, col confortarlo nel Getsemani, con le parole alle donne dopo la risurrezione. Lo dice infine, voce che nessuno può mettere in dubbio, il Padre al Giordano, sul Tabor, al Tempio. Lo dice la sua dottrina perfettissima, i suoi miracoli, la sua signoria su tutte le cose (elementi e leggi fisiche) persino sulla morte.
Dei profeti avevano risorto i morti, ma come faticosa la loro opera di risurrezione! Gesù prende fra le sue la mano della figlia di Giairo e le comanda: “Levati”, e la vita da Gesù Vita si trasfonde col tocco [e] rientra nella giovinetta. Gesù non tocca il figlio della vedova, ordina “Levati” e la vita per la potenza della parola divina rientra nel giovane. Gesù non si accosta a Lazzaro putrido, anzi arretra davanti all’orrore della corruzione, ma – simbolo potentissimo e non abbastanza meditato della missione di Gesù nell’umanità decaduta – trae dalla fossa putrida, che è un sepolcro, alla luce, alla vita nuova colui che è morto, sprofondato sotto tutti i gravami e le dissoluzioni di morte. Lazzaro: figura del­l’u­manità decaduta dalla sua incorruttibilità di figlia prediletta di Dio, deificata, e perciò esente da corruzione, per la Grazia. Gesù figura della Grazia stessa che si effonde e trae dalla morte, rendendo la Grazia e perciò la vita eterna.
Gesù è Figlio di Dio nel senso proprio della parola “oggi Io ti ho generato” [Sal 2, 7]. Il verbo usato per dire questo versetto profetico è quello che nella lingua ebraica si usava per significare generazione naturale, non spirituale o simbolica.
Gli uomini tutti sono figli di Dio facendosi Egli chiamare “Padre” dagli uomini. Ma è una filiazione relativa che viene dalla somiglianza e immagine che il Creatore volle che i creati avessero con Lui, per l’anima, e per il dono di Grazia, e il fine dell’uomo coerede del regno celeste.
La filiazione di Gesù dal Padre è ben diversa. È assoluta, perfetta. Figlio eterno di un eterno Padre come Dio: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” [Gv 1, 1].
Figlio nel tempo per la sua missione redentrice e [per] rendervi la relativa filiazione, per la Grazia che vi riapre il Cielo, col Padre vostro.
Figlio nel tempo: “Il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi e noi ne abbiamo contemplata la gloria, gloria d’Unigenito del Padre” [Gv 1, 14].
Fatto carne nel seno della Vergine per lo Spirito Santo sceso su Lei ad adombrare lo specchio di Dio, senza macchia, colla potenza dell’Altissimo onde “Figlio di Dio” sarà chiamato Gesù concepito e partorito senza bisogno d’uomo.
La Verità, parlando, dice: “Il Padre mio e vostro” [Gv 20, 17]. Distingue quindi le due forme di filiazione dell’Uomo e degli uomini. Dice: “Io sono una sol cosa col Padre… Lascio il mondo e torno al Padre mio… Padre glorifica Me nel tuo cospetto con quella gloria che ebbi presso Te prima che il mondo fosse… Tu sei in Me ed Io in Te” [Gv 10, 30; Gv 16, 28; Gv 17, 5; Gv 17, 21]. Dice: “Nessuno è asceso al Cielo se non Colui che dal Cielo discese: il Figlio dell’Uomo che è in Cielo… [Ef 4, 10] Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Figlio Unigenito… [Gv 3, 16-18] Dio non ha mandato il Figlio suo al mondo per giudicare il mondo… Chi non crede nel nome dell’Unigenito Figlio di Dio…” . “Io dico ciò che ho veduto presso il Padre mio perché da Dio sono uscito… Uscii dal Padre mio” [Gv 8, 42; Gv 16, 28] e ancora a Caifa: “Sono il Figlio di Dio… Vedrete il Figlio dell’Uomo sedere alla destra di Dio onnipotente” [Mt 26, 63-64].
Dice il Padre: “Questo è il mio Figliuolo diletto nel quale mi sono compiaciuto. [Mc 1, 11] Io l’ho glorificato e ancora di nuovo lo glorificherò” [Gv 12, 28].
Dice lo Spirito Santo, investendo di spirito profetico Pietro presso Cesarea di Filippo: “Tu sei il Cristo, Figlio di Dio vivente” [Mt 16, 16], e ancora sulle labbra di Pietro subito dopo la discesa pentecostale: “Gesù, esaltato alla destra del Padre suo Dio e ricevuta dal Padre suo promessa dello Spirito Santo…”, e ancora nei dì seguenti: “Dio avendo risuscitato il suo Figlio” [At 2, 33; 3, 15] e vedere Atti 3[,15] e seguenti.
Dice la Piena di Grazia: “Si faccia di me secondo la Parola del Signore” [Lc 1, 38].
Dicono Elisabetta e Zaccaria e Giovanni il Precursore, tutti investiti dallo Spirito Santo: “Donde m’è dato che venga a me la Madre del mio Signore?” [Lc 1, 43; 1, 68-79]. “Benedetto il Signore… che ha suscitato il potente Salvatore nella casa di Davide suo servo come promise per bocca dei profeti… Tu andrai davanti al Signore a preparargli le vie… l’Oriente ci ha visitati” [Gv 1, 29-34]. “Questi è Colui del quale ho detto: dopo di me viene uno che è avanti di me perché era prima di me… Ho veduto lo Spirito scendere dal cielo e posarsi su Lui… Ho veduto e attesto che egli è il Figlio di Dio”.
E di Lui Uomo Dio testimoniano Simeone e Anna di Fanuel e “Santo di Dio Figlio dell’Altissimo” [Lc 2, 33-38; Mc 5, 7; 15, 39] lo proclamano i demoni. E dopo la morte proclama il milite pagano: “Costui era Figlio di Dio”.

                
                     
Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
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