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91 - VALTORTAVOX

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Voce narrante • DANIELA CIAVONI


91 - Parabola dei due lumi • da L’Evangelo, 584.3

Parabola dei due lumi
«[…] Un uomo volle un giorno accendere due  lumi per onorare il Signore in una sua festa. Prese dunque due vasi di  uguale larghezza, vi mise la stessa quantità e qualità d’olio, uno  stoppino uguale, e li accese alla stessa ora, perché pregassero per lui  mentre egli lavorava come era concesso.
Tornò dopo qualche tempo e  vide che un lume fiammeggiava fortemente, mentre l’altro aveva una  fiammolina quieta quieta, che appena metteva un punto di luce  nell’angolo dove ardevano i lumi. L’uomo pensò che fosse malfatto lo  stoppino. Lo osservò. No, andava bene. Ma non voleva ardere così  giocondamente come l’altro lume, che vibrava la sua fiamma come fosse  una lingua e pareva proprio mormorasse parole tanto era gioconda e  tanto, nell’agitarsi divampando, aveva persino un lieve mormorio.  “Questo lume veramente canta le lodi del Signore altissimo!”, disse fra  sé. “Mentre questo! Guardalo, anima mia! Sembra che gli pesi dover  onorare il Signore, tanto lo fa con poco ardore!”, e se ne tornò ai suoi  lavori.
Tornò dopo qualche tempo. Una fiamma si era ancor più alzata  e l’altra si era ancor più abbassata, e ardeva sempre più ferma e  quieta quanto più l’altra vibrava splendendo. Tornò una seconda volta.  La stessa cosa. Una terza, la stessa cosa. Ma, venendo la quarta volta,  vide la stanza piena di fumo maleolente e scuro, e una sola fiammolina  splendere attraverso i veli del fumo spesso. Andò alla mensola dove  erano i lumi e vide che quello che tanto fiammeggiava prima si era  totalmente consumato e annerito, e aveva anche sporcato, con la sua  lingua, la parete bianca. L’altro, invece, continuava con la sua  costante luce ad onorare il Signore.
Stava per riparare all’accaduto  quando una voce gli risuonò vicino: “Non mutare le cose di come stanno.  Ma medita su esse che sono un simbolo. Io sono il Signore”.
L’uomo si  gettò col volto al suolo adorando, e con grande tremore osò dire: “Io  sono stolto. Spiegami, o Sapienza, il simbolo dei lumi, dei quali quello  che pareva il più attivo nell’onorarti ha fatto danno e l’altro dura  nella sua luce”.
“Sì che lo farò. Così è dei cuori degli uomini come  di questi due lumi. Vi sono quelli che al principio ardono e splendono e  sono di ammirazione agli uomini, tanto sembra perfetta e costante la  loro fiamma. E vi sono quelli che hanno uno splendere mite, che non  attira l’attenzione e può parere tiepidezza nell’onorare il Signore. Ma,  passata la prima fiammata, o la seconda o la terza, fra la terza e la  quarta fanno danno, e poi si spengono, con rovina, perché il loro non  era un lume sicuro. Hanno voluto splendere più per gli uomini che per il  Signore, e la superbia li ha consumati in breve ora, fra un fumo nero e  pesante che ha ottenebrato anche l’aria. Gli altri hanno avuto una  volontà unica e costante: onorare Dio solo; e, senza curarsi se l’uomo  li lodava, hanno consumato se stessi con lunga, nitida fiamma, priva di  fumo e fetore. Sappi imitare il lume costante, perché esso solo è  gradito al Signore”.
L’uomo rialzò il capo… L’aria si era mondata dal  fumo e la stella del lume fedele splendeva ora da sola, pura, ferma, in  onore di Dio, facendo lucere il metallo del lume come fosse d’oro puro.  E lo guardò splendere, sempre uguale, per ore e ore, sinché dolcemente,  senza fumo o fetore, senza sporcare la sua veste, la fiamma si esalò in  un guizzo, parendo salire al cielo a fissarsi fra le stelle, avendo  degnamente onorato il Signore sino all’ultimo umore e all’ultimo stame  della sua vita. […]»

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Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
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