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68 - VALTORTAVOX

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Voce narrante • DANIELA CIAVONI


68 - La Parabola RACCONTATA da SIMONE ZELOTEda L’Evangelo, 445.9

[…] «Le piante hanno  bisogno dell’acqua del cielo, perché bevono anche con le foglie, eh?!  Sembra che no, ma è così. Le radici, le radici! Sta bene. Ma anche le  fronde ci sono per qualche cosa e hanno i loro diritti…».
«Non ti pare, Maestro, che Bartolomeo proponga il soggetto di una bella parabola?», dice lo Zelote stuzzicando Gesù a parlare.
Ma  Gesù, che sta ninnando il fanciullino che ha paura delle saette, non  dice la parabola, ma assente dicendo: «E tu come la proporresti?».
«Male certo, Maestro. Io non sono Te…».
«Dilla come la sai. Vi servirà molto il predicare con parabole. Abituatevi. Ti ascolto, Simone…».
«Oh!…  Tu Maestro, io… stolto… Ma ubbidisco. Direi così: “Un uomo aveva una  bella pianta di vite. Ma non essendo quell’uomo possessore di una vigna,  la sua vite l’aveva messa nel piccolo orto di casa, perché salisse sul  terrazzo a fare ombra e a dare grappoli, e molte cure dava alla sua  vite. Ma essa cresceva in mezzo alle case, presso la via, perciò fumo di  cucine e forni e polvere dalla strada salivano a molestare la vite. E,  finché ancora dal cielo scendevano le piogge di nisam, le foglie della  vite si detergevano dalle impurità e godevano del sole e dell’aria senza  avere sulla superficie una brutta crosta di sudiciume ad impedirlo. Ma,  quando venne l’estate e l’acqua non scese più dal cielo, fumo, polvere,  escrementi di uccelli si depositarono in spessi strati sulle foglie,  mentre il sole troppo rovente le prosciugava. Il padrone della vite dava  acqua alle radici sprofondate nel suolo, e perciò la pianta non moriva,  ma vegetava stenta, perché l’acqua dalle radici succhiata non saliva  che per l’interno, e le misere fronde non ne godevano. Anzi, dal suolo  torrido, bagnato con poca acqua, salivano ribollimenti ed esalazioni che  sciupavano le foglie macchiandole come per pustole maligne. Ma infine  venne una grande pioggia dal cielo e scese sulle fronde, corse lungo i  rami, i grappoli, il tronco, spense l’ardore delle muraglie e del suolo  e, passata la tempesta, il padrone della vite vide la sua pianta pulita,  fresca, godere e dare godimento sotto il cielo sereno”. Ecco la  parabola».

Spiegazioneda L’Evangelo, 445.9

«[…] Ma il paragone con l’uomo?…».
«Maestro, questo fallo Tu».
«No. Tu. Siamo tra fratelli, non devi temere di fare brutte figure».
«Se  è per le brutte figure, non le temo come cose penose. Anzi le amo,  perché servono a tenermi umile. È che non vorrei dire delle cose  errate…».
«Io te le correggerò».
«Oh! allora! Ecco. Io direi:  “Così avviene dell’uomo che non vive isolato negli orti di Dio, ma vive  in mezzo alla polvere e al fumo delle cose del mondo. Le quali lo  ingrommano lentamente, quasi inavvertitamente, ed egli si trova  sterilito nello spirito, sotto una crosta di umanità tanto spessa che  l’aura di Dio e il sole della Sapienza più non possono giovargli. E  inutilmente cerca sopperire con un poco di acqua, attinta alle pratiche e  data con tanta umanità alla parte inferiore, di modo che la parte  superiore non ne gode… Guai all’uomo che non si deterge con l’acqua del  Cielo che monda dalle impurità, che spegne gli ardori delle passioni,  che veramente nutre l’io tutto”. Ho detto».
«Hai detto bene. Io  direi anche che, a differenza della pianta, creatura priva di libero  arbitrio e confitta nella terra, e perciò non libera di andare in cerca  di ciò che le giova e di sfuggire ciò che le nuoce, l’uomo può andare a  cercare l’acqua del Cielo e sfuggire la polvere, il fumo e l’ardore  della carne e del mondo e del demonio. Sarebbe più completo  l’insegnamento».

Copyright © Fondazione Erede di Maria Valtorta onlus


Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
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