>

22 - VALTORTAVOX

Parole di vita ETERNA
TEMATICHE
OPERE
VIDEO
Vai ai contenuti

Voce narrante • DANIELA CIAVONI


22 - La Parabola dei FRATELLI SEPARATIda L’Evangelo, 221.8

«[…] Un uomo si sposò, avendo  molti figli dalla moglie. Ma uno fra questi nacque deforme nel corpo e  apparentemente di razza diversa. L’uomo lo riputò un disonore e non lo  amò, per quanto la creatura fosse innocente. Il fanciullo crebbe  trascurato fra i servi più infimi, perciò inferiore anche nel pensiero  ai fratelli. La madre, essendo morta nel darlo alla luce, non poteva  temperare la durezza del padre, impedire lo scherno dei fratelli,  correggere le idee errate, nate dal pensiero selvaggio del bambino. Una  piccola belva mal sopportata presso la casa dei figli del cuore.
Il  fanciullo divenne uomo così. E la ragione sviluppata in ritardo, ma  finalmente giunta alla maturità, comprese che non era essere figlio  vivere nelle stalle, ricevere un tozzo di pane e uno straccio di veste e  mai un bacio, mai una parola, mai un invito ad entrare nella casa  paterna. E soffriva, soffriva gemendo nella sua tana: “Padre! Padre!”.  Mordeva il suo pane, ma rimaneva la grande fame del cuore. Si copriva  con la veste, ma rimaneva il grande freddo del cuore. Aveva amici gli  animali e alcuni pietosi del paese. Ma aveva la solitudine del cuore.  “Padre! Padre!”… Lo udivano i servi, i fratelli, i concittadini gemere  sempre così, come folle. E “il folle” era detto.
Infine un servo osò  andare da lui, divenuto quasi una belva, e gli disse: “Perché non ti  getti ai piedi del padre?”. “Lo farei. Ma non oso…”. “Perché non vieni  in casa?”. “Ho paura”. “Ma lo vorresti fare?”. “Oh! sì! Perché di questo  ho fame, per questo ho freddo, e mi sento solo come in un deserto. Ma  io non so come si vive nella casa del padre mio”. Il servo buono si mise  allora ad istruirlo, a renderlo più di bell’aspetto, a levargli il  terrore di essere inviso al padre, dicendogli: “Tuo padre ti vorrebbe,  ma non sa se tu lo ami. Lo sfuggi sempre… Leva al padre il rimorso di  avere agito troppo severamente e il suo dolore di saperti ramingo.  Vieni. Anche i fratelli ora non vogliono più schernirti, perché io ho  narrato loro il tuo dolore”.
E il povero figlio andò una sera,  guidato dal servo buono, alla porta paterna e gridò: “Padre, io ti amo!  Lasciami entrare!…”. Il padre, che vecchio e triste pensava al suo  passato e al suo futuro eterno, sussultò a quella voce e disse: “Il mio  dolore si placa infine perché nella voce del deforme ho sentito la mia, e  il suo amore è prova che egli è sangue del mio sangue e carne della mia  carne. Venga dunque a prendere il suo posto presso i fratelli, e sia  benedetto il servo buono che ha reso completa la mia famiglia mettendo  il figlio reietto fra tutti i figli del padre”. […]»

Spiegazioneda L’Evangelo, 221.8

«[…]  nell’applicazione di essa voi dovete pensare che il Padre dei deformi  spirituali, Dio — perché i deformi spirituali sono gli scismatici, gli  eretici, i separati — è stato costretto al rigore dalle deformità  volontarie che essi hanno voluto. Ma il suo amore non ha mai deflettuto.  Li attende. Portateglieli. È il vostro dovere. […]»
L’Evangelo come mi è stato rivelato, 221.8

Copyright © Fondazione Erede di Maria Valtorta onlus



Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
Eventuali violazioni ai DIRITTI d'AUTORE, se DEBITAMENTE SEGNALATE a ezio1944@gmail.com - VERRANNO IMMEDIATAMENTE RIMOSSE
Torna ai contenuti